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Eugenio Melandri

21 settembre 1948 – 27 ottobre 2019
Si è speso per una Chiesa “tutta missionaria”, la necessità di privilegiare gli ultimi e i poveri e la scelta della non violenza e della fratellanza universale.
Eugenio Melandri
Pellegrino di speranza

Eugenio Melandri ha studiato a Faenza e nel Seminario Pio XII ha maturato la vocazione missionaria. Prete dal 1974, chiese di andare in Amazzonia, ma fu incaricato di dirigere la Rivista dei Missionari Saveriani che chiamò “Missione, oggi”.

Cominciò a girare l’Italia per “fare un po’ di rumore a favore della pace e dei poveri” e per proporre un modo di essere missionari non tradizionale, allo scopo di suscitare la speranza di un possibile mondo nuovo. Cominciò a denunciare la fabbricazione e la vendita delle armi soprattutto ai paesi del terzo mondo, la pseudo cooperazione internazionale che il governo portava avanti e ogni scelta fatta in contraddizione col Vangelo, anche quando fatta della Chiesa stessa. Questo era – secondo lui – il modo migliore per fare “missione” in Italia. 

A chi lo avvicinava proponeva due cose: diminuire lo standard di vita consumistica come modo semplice e quotidiano di contribuire alla soluzione del problema ecologico e della povertà del mondo, e promuovere e coltivare la collaborazione con chiunque fosse disponibile ad impegnarsi per una causa giusta (in nome di una fratellanza universale). Ma – evidentemente – questo non gli bastava: maturò l’idea di “portare al Parlamento Europeo la voce dei poveri del mondo” perché fossero “messi al centro della politica” convinto di potere in questo modo servirli meglio. Venne così eletto nel 1989.

Questo, tuttavia, era proibito dal Codice di Diritto canonico per cui accettò la conseguenza di essere sospeso a divinis. Non smise però mai di collaborare con i Missionari saveriani e di considerarsi prete. Fu presente a Sarajevo con don Tonino Bello nel 1992, in America latina e in Africa; come Parlamentare favorì il dialogo di Fidel Castro col Vaticano, cosa che portò all’incontro col Papa nel 1998; promosse la partecipazione degli obiettori di coscienza al Giubileo del 2.000 con Pax Christi; fondò la campagna di solidarietà “Chiama l’Africa”. Ma la consolazione più grande fu quella di sentirsi dire da Papa Francesco: “Hai fatto bene”. Colpito da un tumore al pancreas nel 2017 rientrò in Romagna, appoggiandosi a Errano dal fratello e presso i Missionari di s. Pietro in Vincoli. Reintegrato come prete, fu incardinato nella Diocesi di Bologna da Mons. Zuppi. È morto il 27 ottobre 2019 venendo sepolto a s. Ruffillo.

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